Una conversazione con Robert L. Hirsch, 1 di 2

Di seguito un articolo apparso su Le Monde (link a pagina in francese); si tratta di un incontro con Robert Hirsch, conosciuto per il rapporto commissionato dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, denominato Hirsch Report (link a pagina in inglese), pubblicato nel 2005.

Il vero nome del rapporto è: Peaking of World Oil Production: Impacts, Mitigation, and Risk Management (Il Picco della Produzione Mondiale di Petrolio: Impatti, Mitigazione e Gestione del Rischio.).

L’articolo è molto interessante anche per i link ai documenti cui fa riferimento; buona lettura, presto il seguito.

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15 Settembre 2010 (1/2)

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Picco del Petrolio : il Ministro dell’Energia di Jimmy Carter suona il campanello di allarme.

Una conversazione con Robert L. Hirsch

James Schlessinger, Segretario all’Energia del Presidente Carter, ha scritto la prefazione del libro di Dottor Robert L. Hirsch funzionario durante l’Amministrazione Bush, nel quale si predice una caduta della produzione petrolifera nei prossimi 5 anni.
Prima d’ora nessun personaggio politico del rango di Schlessinger aveva supportato una previsione di questo tipo.
Il libro sarà pubblicato negli Stati uniti il 1° Ottobre. Intervistiamo il suo autore in esclusiva.

Robert Hirsch occupa un post a se stante nell’evoluzione del dibattito sul Picco del Petrolio. Nel 2005 egli fu l’autore del primo rapporto pessimistico ufficiale (*) mai pubblicato da un’Amministrazione Pubblica (**)

(*) http://www.netl.doe.gov/publications/others/pdf/Oil_Peaking_NETL.pdf
(**) http://en.wikipedia.org/wiki/Hirsch_report

Non un’Amministrazione qualunque: era il Dipartimento dell’Energia (DoE) del Presidente Bush.

Robert L. Hirsch è stato responsabile delle ricerche sui carburanti sintetici del Gruppo Exxon, alto quadro della Rand Corporation e Direttore del programma di ricerca sulla fusione nucleare americana.

Nel 2005 le sue conclusioni non ricevettero nessuna attenzione dai media ufficiali o finanziari.

Oggi, Robert Hirsch persevera. Per lui è l’evidenza: siamo prossimi al declino della produzione di oro nero mondiale.

In “The Impending World Energy Mess” (*) Mr Hirsch cerca di far risuonare il campanello di allarme e questa volta, rispetto al 2005, non è più il solo a farlo.

(*) The Impending World Energy Mess, “L’Imminente Disordine Energetico Mondiale”, di Robert L. HIRSCH, Roger H. BEZDEK e Robert M. WENDLING. Prefazione di James R. Schlesinger. Uscita prevista: 1 Ottobre 2010. Editizioni Apogee Prime. 256 pagine, $29.95.

Un dettaglio importante: il libro ha la prefazione di James Schlessinger, Segretario alla Difesa per Richard Nixon e Gerald Ford, in seguito primo Segretario all’Energia della Storia degli Stati Uniti sotto la Presidenza di Jimmy Carter.

Schlesinger e Hirsh in questi giorni sono i soli dipendenti o ex-dipendenti dell’Amministrazione Americana che si prendono la responsabilità di esternare pubblicamente.

Ecco la prima parte di un’intervista accordata da Robert Hirsch in Agosto, nei pressi di Washington, DC.

La prima parte è dedicata alla previsione, di Robert L. Hirsch, dell’imminente declino della produzione petrolifera mondiale.

La seconda parte è dedicata alle considerazioni di Robert L. Hirsch sulla “cospirazione del silenzio” di Washington riguardo al Picco del Petrolio.

Nel libro in pubblicazione lei cerca di dimostrare che la produzione mondiale di carburanti liquidi rischia di precipitare molto presto. Secondo lei, tra quanto tempo potremmo avere dei problemi? Dieci anni, meno di dieci anni?

Prima di tutto una cosa: la base è la produzione. La produzione mondiale di petrolio è cresciuta per lungo tempo poi ha interrotto questa crescita e, a partire della metà del 2004, fluttua. La produzione ha raggiunto un “plateau” (altopiano). Dall’altra parte la domanda, ha conosciuto un leggero declino, a causa della recessione economica.

Questa domanda è in aumento quest’anno. E’ ritornata ai livelli del 2008 prima della crisi.

Esatto. La produzione di petrolio fluttua in una banda del 4 – 5%. Non è molto. Io penso che la produzione mondiale di petrolio non potrà salire più di così.

Qual’è la sua ipotesi?

La produzione resterà in questa banda, e da qui a 2 o 5 anni, le estrazioni mondiali entreranno in declino.

Prevede dunque lo stesso tipo di scenari, terribili, previsti dal Pentagono (*), i Loyd’s e Chatham House (**) o ancora dall’Esercito Tedesco (***)?

Grosso modo, si.

(*) http://www.energybulletin.net/node/52334
(**) http://www.chathamhouse.org.uk/files/16720_0610_froggatt_lahn.pdf
(***) http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,715138,00.html

Anche il Dipartimento dell’Energia Americano evoca un futuro “plateau” fluttuante, “ondulante”, della produzione petrolifera. Vi state riferendo alla stessa cosa?

Loro parlano di un “plateau” che raggiungeremo un momento non definito del nostro futuro. Ma quando si guardano le cifre, non ci sono dubbi ci siamo già.

Un declino della produzione mondiale di petrolio, da qui a 2 – 5 anni… Cosa succederà?

Ci sarà molta confusione, poi in breve diventerà evidente

A parer suo quale ritmo avverrà il declino una volta che avrà inizio?

Questo è il punto cruciale, perchè il ritmo del declino determinerà l’importanza del problema che dovremo affrontare. Nel libro consideriamo due tassi di declino: 2% e 4% all’anno. E’ chiaro che più il tasso sarà debole meno sarà problematico. Il tasso del 4% è veramente catastrofico. Al 2% avremo comunque molte difficoltà.

Difficoltà di che tipo?

Nel rapporto che producemmo nel 2005, abbiamo lavorato su un ipotetico ”crash program”  mondiale per fronteggiare il problema (un ”worldwide crash program” in Inglese, una risposta effettuata in modo coordinato e più efficacemente possibile a livello mondiale), l’ipotesi era che fosse la miglior risposta possibile che la società potrà dare. Non si potrebbe agire più velocemente di così. Mettendo in opera un programma del genere avremmo bisogno di più di dieci anni per compensare il declino della produzione. Perchè? Perchè il problema è in fuga davanti a noi! Se siete in gara con qualcuno e questi va in fuga, anche se riuscite a correre più forte di lui per raggiungerlo, avrete bisogno di più tempo per riuscirci.

Cosa dobbiamo aspettarci, prima che il mondo riesca a portare a termine la “rimonta” al problema del Picco del Petrolio?

A livello mondiale il Prodotto Interno Lordo decrescerà ogni anno per più di un decennio. Questa recessione mondiale potrà arrivare a toccare picchi del 20 – 30% totali su tutto il periodo. Ecco cosa intendo quando uso la parola “catastrofico”.

Dovunque voi viviate qualcuno vi deve portare il cibo. L’agricoltura moderna è basata sul petrolio, i trattori che lavorano la terra, seminano e raccolgono funzionano col petrolio. In seguito bisogna portare i prodotti dove saranno elaborati, poi bisogna trasportarli di nuovo perchè arrivino al consumatore.

Nel 2008, quando il barile valeva più di 130 dollari, ci sono state manifestazioni per la fame in più di venti paesi del Terzo Mondo. Crede sarà questo che si verificherà su più grande scala e per più anni?

Si. Io sono di formazione Fisico. C’è una definizione che amo, è la “non linearità”. Lineare è così (il Dr Hirsch traccia una linea retta in aria). Non lineare (il Dr Hirsch si mette a disegnare linee e curve che vanno in tutte le direzioni), è questo, o questo, o ancora questo ci sono molte cose che interagiscono le une sulle altre.

Entrare in quel sistema e capire quali problematica causerà il Picco del Petrolio con un minimo di dettagli è, credo, impossibile , perché è troppo “non lineare”, perché questo influenza  quest’altro, quest’altro influenza quello, e questo avrà un impatto sulle persone.

E le persone possono reagire in modo razionale, o possono scendere in strada a protestare. Ci potrebbe essere caos a livello politico! Se succederà la Polizia scenderà in strada e in seguito… sapete, delle guerre potrebbero avere luogo. La situazione si fà molto confusa.

Pensa che un paese sviluppato come gli Stati Uniti dovrà fronteggiare più problemi di un paese del Tezo Mondo? (i paesi sviluppati dipendono molto dal petrolio, nessuno tanto quanto gli Stati Uniti).

Si. Avremo dei problemi perché noi importiamo moltissimo petrolio e perché quasi tutto quello che facciamo dipende dal petrolio.

Il Canada è in una posizione migliore. Hanno le sabbie bituminose, ne hanno molte. Raffinano questo petrolio “pesante” e lo esportano anche.

Perché non potrebbero i petroli “pesanti”, offshore o non convenzionali aiutare a compensare il declino della produzione di petrolio convenzionale?

Poniamo che voglia fare del petrolio non convenzionale con del carbone o con del gaz naturale, e che lo faccia il più efficacemente possibile, il “crash program” mondiale di cui parlavamo prima. Guardiamo cosa è successo all’Affrica del Sud durante l’Apartheid. Avevano un problema molto serio a causa dell’embargo sui prodotti petroliferi. Possedevano un solo impianto di trasformazione del carbone in benzina. Allora hanno deciso di costruirne un’altro, accanto al primo. Avevano le persone che ci volevano per farlo in loco, non avevano problemi di permessi, nessun problema ambientale o altri del genere. Hanno impiegato tre anni per costruire un impianto che producesse 100.000 barili al giorno. Questo era il loro “crash program”.

E non è cambiato molto per loro. Il risultato era comunque che non avevano abbastanza petrolio per far girare bene la loro economia, vero?

Si, e non potevano fare più velocemente. Hanno impiegato tre anni.

Su scala mondiale, bisogna fare la stessa cosa, ovunque e simultaneamente, e non solo per 100.000 barili al giorno, ma per un numero di milioni di barili al giorno che ogni anno si moltiplica! E’ questo il problema in fuga davanti a noi.

Questa è la chiave: il petrolio non è come questo oggetto (mostra il suo iPhone), questo è piccolo può evolvere velocemente: potete operare grandi cambiamenti nell’arco di uno o due anni. Ma l’energia è vasta, non c’è un diverso modo di agire, c’è quello, non può che essere vasto.

Le due sole regioni dove sembra che si possa produrre ancora molto petrolio sono le acqua profonde al alrgo del Brasile e l’Oceano Artico. Può cambiare qualcosa la capacità di perforare sempre più profondamente o di andare al Polo Nord?

Speriamo. Non lo sappiamo ancora, abbiamo appena incominciato.

Ma una cosa è chiara, è la velocità alla quale riusciamo a trovare soluzioni. E non metto in conto gli incidenti come quello nel Golfo del Messico.Trovare il petrolio richiede tempo, poi bisogna costruire qualcosa per estrarlo e in seguito bisogna perforare alla profondità necessaria, ci vuole tempo.

Anche procedendo al massimo delle nostre possibilità, dobbiamo mettere in conto da 7 a 10 anni per recuperare i 100.000 barili al giorno in più; questo vuol dire la produzione media di un nuovo campo petrolifero. E’ la stessa tempistica dell’Africa del Sud per gli impianti di liquefazione, oppure è come per produrre e mettere su strada molte più macchine a basso consumo: ci vuole del tempo.

Se le previsioni nel nostro libro sono corrette, se la produzione mondiale entra in declino da qui a 2 o 5 anni, il mondo perderà. Ma ci saranno anche dei vincitori. I vincitori saranno le compagnie petrolifere, perché saranno loro che perforeranno a grandi profondità, ed è quasi certo che costruiranno gli impianti di liquefazione di carbone e gaz naturale, e tutto il resto. Perchè abbiamo bisogno di carburanti liquidi.

Ci saranno dei vincitori, ma il mondo “perderà”?…

Gli Stati Uniti avranno dei problemi? Si. La Russia avrà dei problemi? No. Ha delle esportazioni, diventerà piu forte. La Russia continuerà ad esportare? Immaginiamo che siete lo Zar della Russia. Vedete il prezzo del petrolio aumentare perché la produzione mondiale declina: se riducete le vostre esportazioni, sapete che guadagnerete altrettanto denaro se non di più. In questo caso potreste desiderare di economizzare le vostre riserve di petrolio.

Quest’anno il Re Abdallah d’Arabia Saudita ha detto una cosa che somiglia molto a quello che descrivete.

Si, e lo ha anche ripetuto. Delle persone si chiedono se l’intenzione era reale… E non solo questo, i Sauditi mentono da diverso tempo sull’ammontare delle loro riserve.

Quale è la sua opinione sull’ammontare ufficiale delle riserve dell’Arabia Saudita?

Ogni anno, da più di 15 anni, dichiarono che le loro riserve si collocano tra i 258, 262 miliardi di barili di petrolio. Non è credibile.

Perché?

Perché estraggono ogni anno qualcosa come 3,5 miliardi di barili. Vuol dire che grosso modo trovano 3,5 miliardi di barili ogni anno da più di 15 anni. Statisticamente è impossibile.

Stiamo parlando di trovare qualcosa che è molto elusivo, e le scoperte avvengono in altro modo, prima si trova il giacimento enorme e successivamente i più piccoli.

Dunque pretendere che state trovando esattamente lo stesso ammontare di quello che state estraendo è… la probabilità che accada, due anni di seguito, può essere intorno al 50 o 60%. La probabilità che accada 15 anni di seguito è zero. Molto semplicemente non può funzionare così.

Secondo lei, a che punto sono gli altri paesi produttori.

Diciamo che all’OPEC giocano con le loro stime ufficiali.

Guardate il Kuwait per esempio. Negli anni 80 sono passati da 50 a 100 miliardi di barili di riseve ufficiali, in seguito hanno continuato a dichiarare 100 miliardi di barili. Hanno continuato a produrre con regolarità senza fare grosse scoperte. Due anni fà qualcuno (*) ha detto “Dunque, in effetti, forse sono 50 miliardi”. A quel punto il governo ha fatto tacere tutti (**).

(*) http://www.arabianbusiness.com/522109?tmpl=print&page=
(**) http://news.xinhuanet.com/english/2007-07/12/content_6366187.htm

[Nel 2004, la Compagnia Shell ha riconosciuto di aver esagerato del 20% l’ammonatre delle riserve di petrolio e gas naturale (*).
Negli anni tra il 1985 e il 1991, i principali produttori del golfo del Persico hanno moltiplicato in media del 1,9 l’ammontare delle cosidette riserve “provate” senza nuove scoperte che potessero giustificare tale incremento (questo è il giudizio di numerosi esperti petroliferi).]

(*) http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/6544057.stm

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