Souvenir dall’era del petrolio

Un grazie a Deborah che ha tradotto questo post di Rob Hopkins.

Ieri su TransitionCulture, il blog di Rob Hopkins, è uscito questo articolo esilarante… tradotto al volo, eccolo qui:

Come ricorderemo l’era del petrolio e del debito?

di Rob Hopkins,

Mia zia ha appena traslocato; la sua nuova casa è piena di oggetti e impianti che certamente non sono stati cambiati dai primi anni sessanta… insomma, un po’ datati. Ci sono quei paralumi pesanti che somigliano a posacenere in vetro da ristorante, e una serie pressoché infinita di luci e lucine “retrò” che certamente si vendono bene su Ebay. Un oggetto in particolare ha attratto la mia attenzione. Nel design di questa cosa, ho pensato, si vede bene come le persone immaginavano le lampade prima dell’elettricità: un grosso affare di legno a quattro bracci, in cima ad ognuno dei quali è montata una “candela” (lampadina). Mi sono fermato a studiare i dettagli. Si tratta indubbiamente di un oggetto costruito e acquistato in un momento storico in cui, immaginiamo, la gente era felice di abbandonare l’illuminazione a candele e ad olio, relegando finalmente nel passato il nerofumo, la polvere e le gocce di cera incrostate sul tappeto. L’elettricità era pulita, efficiente, e costava poco. Eppure, su questa lampada, la plastica intorno all’attacco della lampadina è stampata con la forma di… gocce di cera che cola.

Ho trovato la faccenda affascinante (e molti di voi a questo punto diranno che ho bisogno di una vacanza). Ma perchè mai, nel design di una nuova tecnologia, all’avanguardia, un sicuro miglioramento rispetto alla tecnologia precedente, il progettista ha pensato di dover dare a questo oggetto l’apparenza di quello che si usava prima? E perchè la gente ha scelto proprio questo? Suppongo che lo facciamo tuttora: si possono cambiare le impostazioni di un iPhone per farlo squillare come un telefono bianco degli anni ’50, e la gente compra camini a gas fatti in modo da dare l’illusione di bruciare legna o carbone.
Mi sono ricordato di un incontro tenuto da un rappresentante della Toyota che parlava delle prossime generazioni di auto elettriche. Ha detto che uno dei problemi che ha la gente in rapporto ai veicoli elettrici è che sono completamente silenziosi. Questo è un problema perchè, in certe situazioni, può essere pericoloso per i pedoni, ma anche perchè spesso gli automobilisti sentono il “bisogno” che una macchina faccia rumore. Il risultato? Alla Toyota stanno sperimentando prototipi in cui il suono registrato di un motore a scoppio è trasmesso all’avvio da casse audio nascoste sotto il cofano.

E così mi sono chiesto: in un mondo in decrescita energetica, come ricorderemo l’era dei mega-consumi, dell’energia a basso costo, e del debito dilagante in cui viviamo oggi? Ci saranno associazioni di persone, i cosiddetti “petrolari” che organizzano eventi in cui tirano fuori dai garage le ultime vecchie automobili, perfettamente lucidate, come negli incontri di auto d’epoca di oggi, e acquistano piccole quantità di carburante per ricreare gli ingorghi stradali? Tutti pressati ad un incrocio, a far salire i giri del motore e rilassarsi ascoltando l’autoradio con i finestrini chiusi e l’aria condizionata a palla?
Forse ci sarà gente interessata a ricreare l’esperienza dei voli transatlantici, e nel cinema ci saranno sale apposta per guardare vecchi film su piccoli schermi per ore e ore, reclinati su poltrone scomode, poi sul palcoscenico arriveranno attori che metteranno su l’accento di New York e tutti parteciperanno in un grande gioco di ruolo con tema una giornata di shopping a New York.

E dopo la chiusura dei supermercati, forse i piccoli negozi locali avranno “giornate del supermarket” in cui si cercherà di ricreare l’esperienza di fare la spesa in una grande catena. Magari ci sarà un “Associazione Storica per la Salvaguardia dei Supermercati” che con cura ed amore terrà lubrificati i vecchi carrelli, assicurandosi che tutte le ruote vadano in direzioni diverse, proprio come nel 2011. Associazioni che un giorno l’anno travestiranno i negozietti da ipermercati, coprendoli di poster “2 a prezzo di 1”. Il momento più atteso della stagione sarà la “Rivisitazione Storica dei Saldi”, in cui le rivalità locali si scateneranno sotto forma di folle impegnate a strapparsi di mano i capi (punti assegnati per ogni gomitata o spinta). Potremmo mantenere in uso i distributori automatici, riempiti di cibo e dolci locali, ma tenuti in funzione perché la gente ama sentire il ronzio meccanico e raccogliere la merenda dal vassoio di metallo in fondo.

Forse ci sarà un mercato per le etichette “Made in Bangladesh” da cucire sui vestiti, anche se saranno confezionati dalla la sarta in centro, giusto per ricollegarsi alla gloriosa epoca dell’abbigliamento intercontinentale.

Potrebbero esserci “Comitati per il Pratino all’Inglese”, storici ed esperti scriveranno trattati sul ruolo del prato all’inglese nella storia, occupandosi con cura dei pochi tratti di prato rimasti (visto che su tutto il resto del terreno disponibile cresceranno frutta e ortaggi) e offriranno tour e visite guidate. Si specializzano sullo studio dei tipi di sementi e parlano in toni sommessi e sacrali del tempo in cui i prati all’inglese coprivano ettari ed ettari di terreno. Avranno siti internet come “pratidelpassato.com” in cui questo uso un tempo tanto diffuso dello spazio verrà discusso in chat, mentre il ruolo del prato nella società del ventesimo secolo sarà esplorato dagli accademici nei loro corsi universitari.

Diamo per scontato gran parte del mondo in cui viviamo, ma quando le cose cambieranno e vivremo in un mondo ri-localizzato, con meno energia a disposizione, di cosa avremo nostalgia? Che elementi integreremo nel nostro nuovo mondo per mantenere un collegamento con l’anno 2011?

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