I “Limiti dello Sviluppo” aggiornati

dal blog di Ugo Bardi, effetto cassandra, vi segnalo questo post a cui consiglio di dedicare il tempo necessario alla lettura:

Questo testo è la traduzione in italiano del primo capitolo del libro “The Limits to Growth Revisited” di Ugo Bardi, pubblicato da Springer nel Giugno 2011. Il libro è una completa rivisitazione della storia del libro noto in Italia come “I Limiti dello Sviluppo” pubblicato nel 1972 da un gruppo di autori che includeva Dennis e Donella Meadows, Jorgen Randers e altri. Il testo di Ugo Bardi racconta la storia del libro, di come fu accolto inizialmente con grande interesse e di come fu poi demonizzato e consegnato al ludibrio pubblico. Ugo Bardi esamina i modelli alla base dello studio e le critiche fatte principalmente da economisti. Bardi descrive poi come il processo di demonizzazione ha avuto origine e come sia stato costruito sulla base di una falsa interpretazione di alcuni dei dati contenuti nel libro. Infine, Bardi esamina come gli scenari del primo “Limiti dello Sviluppo” del 1972 e delle successive edizioni siano sempre più rilevanti per descrivere la situazione globale in termini di esaurimento delle risorse e di riscaldamento globale.

Traduzione di Andrea Schenone; questo testo è pubblicato anche sul blog “Slow Tech”

Capitolo 1. Origine dei “Limiti dello Sviluppo”

La fine della seconda guerra mondiale portò un periodo di grande prosperità per il mondo occidentale. Fu il tempo delle case suburbane, di due auto per ogni famiglia, del frigorifero in cucina, e del fatto che viaggiare in aereo non fosse più un privilegio per ricchi. Fu anche il tempo delle materie plastiche, degli antibiotici, della televisione e dei primi computer. Furono anche gli anni dell’inizio dell’esplorazione dello spazio. Il primo satellite Sputnik fu lanciato nel 1957. Solo 12 anni dopo, nel 1969, un uomo metteva piede per la prima volta sulla Luna. Tutto questo avveniva insieme a un rapido aumento dell’uso dell’energia e delle materie prime. Verso la fine degli anni sessanta il petrolio greggio strappò al carbone il titolo di fonte di energia più importante del mondo. I combustibili a basso prezzo ottenuti dal petrolio hanno prodotto la realtà urbana che vediamo oggi nella maggior parte del mondo occidentale: grandi aree suburbane abitate da pendolari che usano la propria auto per raggiungere i loro posti di lavoro nei centri urbani. continua a leggere…

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