“Il Messaggio nella bottiglia” di Antonio Curiel

dal blog di Ugo Bardi Effetto Cassandra, un messaggio che ci arriva da molto più avanti nel tempo, uno sguardo sui nostri tempi, un pò drammatico ma utile per fare il punto della situazione; vi consiglio di prendervi un pò di tempo per la lettura.
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Caro lettore,
Mi dispiace veramente che tu debba leggere queste righe. Sei arrivato qui perché disperato e perché hai bisogno di capire. Capire cos’è successo. Capire per quale motivo la tua vita è andata alla deriva e perché tutti sembrano impazzire. Probabilmente, oltre ad una spiegazione cerchi una consolazione e forse anche una soluzione. Io non potrò darti nessuna di queste cose o forse sì, però non nel modo che immagini. E comunque sono l’ultima cosa che ti resta. Sono la tua ultima speranza. Ma sono ben poca cosa in realtà.
Per prima cosa dovremmo capire cos’è successo. Perché il tuo mondo si è sbriciolato. Sì, già lo sappiamo, l’economia va male, la disoccupazione aumenta, c’è agitazione nelle strade e ci sono sempre più tagli e meno servizi da parte delle sempre più inefficaci e vuote istituzioni; ma questo è ciò che gli economisti chiamano “il quadro macroeconomico”. Siamo sinceri, a te quello che ti interessa è il quadro tuo: cosa ne sarà di te e della tua famiglia. Il quadro microeconomico. Ed hai ragione; tutte queste sciocchezze piene di sigle (PIL, MIB, MIB30…) e di espressioni strane (tipo di interesse, debito sovrano, fare default, sospensione dei pagamenti…) non hanno, in realtà, nessuna importanza. Sono nomi coi quali la gente importante ed i telegiornali vogliono fare la mappa del disastro.
Però, in realtà, per quanto riempiano il telegiornale di ripresa, avversione al rischio dell’investitore, riduzione del deficit, bilancio dei pagamenti o altre cose esoteriche, la cosa certa è che sono come te.Non hanno idea di quello che sta accadendo. Siamo tutti su una nave che affonda e il capitano è terrorizzato quanto lo siamo noi. Cosicché la prima cosa e la più giusta è quella di spiegarti perché sta accadendo quello che sta accadendo, con parole semplici, senza entrare in grandi spiegazioni teoriche né fare indigeste insalate di dati.

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Non posso darti i dettagli esatti dell’evoluzione delle cose perché non le ho e non credo le si possa avere, però posso darti la linea generale di come sono andate ed andranno le cose e, credimi, fino a questo momento si stanno avverando molto bene. In realtà il corso generale degli avvenimenti è molto semplice. E’ tanto semplice che i bambini ed vecchi lo intendono con due o tre frasi. Il problema siamo noi, il resto della popolazione, noi che siamo nell’età adulta e con la responsabilità di farci carico della società; e siccome presumo che ti trovi lì, dovrò usare qualcosa di più di due o tre frasi. Alcune in più, di fatto.

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La cosa è evidente, però siamo stati educati in modo che il concetto sia inaccettabile, così come un computer che si blocca, ci riavviamo continuamente alla ricerca di un’altra spiegazione, di qualcosa che coincida con i nostri schemi mentali. Perché la pura e semplice verità è inaccettabile. E questa pura e semplice verità è che la crescita, la crescita in generale, dell’economia, della popolazione, del benessere, ecc non è più possibile. Non solo non è più possibile, ma siamo condannati a decrescere per un po’, per una luuunga stagione. Non per elezione, non per coscienza e tutte queste cose che dicono i gruppi ecologisti, no. Decresciamo perché non c’è più alcun rimedio. Per forza. Obtorto collo.

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Ti sei mai chiesto perché cresciamo? Perché l’economia cresceva – il PIL aumentava ogni anno, come dicevano? Perché la popolazione cresceva? Perché il nostro livello di vita migliorava? Tutto questo succedeva perché avevamo molte risorse; non solo molte, ma ogni anno di più. Abbiamo avuto più cibo, più acqua, più energia, più macchine, più elettrodomestici, … Non solo più, ma ogni volta migliori e sono apparse cose nuove e meravigliose: computer potentissimi che entrano in una valigia, telefoni intelligenti che stanno nelle nostre tasche e ci indicano con una mappa dove ci troviamo e dove andiamo, medicinali che curano malattie prima incurabili, aerei che ci trasportano da una parte all’altra del mondo, pomodori in inverno e arance d’estate… Bene, è vero che una parte dell’Umanità, la maggioranza di fatto, non ha mai avuto accesso a tali meraviglie, però per noi che siamo vissuti qui è stato un tempo glorioso. Un sogno di rapido e continuo progresso che è durato molti decenni, fino al punto che quasi è scomparsa la memoria di un mondo passato dove le cose andavano più lentamente e la vita era più difficile. Crescevamo, eravamo sempre più potenti, la gente aveva lavoro, si compravano case (a volte con piscina), due auto, vari computer e si andava alla Riviera Maya in estate e a Praga per la Settimana Santa. Arrivò un momento in cui abbiamo pensato che tutto questo fosse il frutto della nostra intelligenza e del nostro sforzo e pensavamo che ci fosse garantita la continuità di queste cose, che ne avessimo diritto.

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Però non prestammo attenzione a un dettaglio fondamentale. Mentre il nostro progresso materiale accelerava, lo faceva anche il nostro consumo di materie prime, di tutte le materie prime: petrolio, carbone, gas, uranio, ferro, rame, alluminio, oro, argento, stagno, litio, cobalto, fosfati… Perché il nostro progresso era materiale e si basava sulla materia; avevamo bisogno di più materiali per costruire sempre più cose, sempre migliori. Eravamo tanto sicuri che avremmo sempre migliorato che costruimmo un sistema economico e finanziario basato sul credito.
Credito viene dal latino credere, (appunto) credere; chi concede credito crede che chi lo contrae potrà restituirlo. Non solo, ma che potrà restituirne di più di quanto riceve, che potrà restituire un interesse. Vale a dire che non solo potrà generare la ricchezza sufficiente in futuro, ma che addirittura lo farà a ritmo crescente, crescente in modo molto veloce (i matematici direbbero esponenziale), una percentuale ogni anno. Il problema è che quando il debito è molto grande, fino ad una piccola percentuale, implica di dover incrementare di molti milioni il debito totale. Però, alla fine, il nostro sistema economico ha funzionato così per più di un secolo e, occasionalmente, richiede di fare tabula rasa – le crisi – per poi re-iniziare e tornare a funzionare. Ma questa volta no.
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Cos’è mancato? Sono mancate le risorse. Il pianeta è finito; grande, però finito, cosi che la quantità di materiali che contiene è finita. Questo problema non è tanto grave rispetto ai metalli, se si usassero in modo da poterli riciclare (anche se non si può riciclare mai al 100% e ci saranno problemi a lungo termine), però è critico per le materie energetiche perché si bruciano usandole, si consumano e non si possono più utilizzare: restano solo ceneri. Questo significa che in questo modo si possono fare le cose solo per un tempo limitato, fino a che si esaurisca il petrolio, il gas, il carbone e l’uranio che forniscono più del 90% di tutta l’energia che si consuma nel pianeta Terra. Così, all’inizio del xxi secolo, con le riserve di questi combustibili per vari decenni, dicevano, dovevamo cominciare a pensare verde e passare a poco a poco alle energie rinnovabili.
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Questo dicevano. Ma era una menzogna. Per ragioni profonde che hanno le loro radici nella Geologia e nella Fisica, risulta che non si possa estrarre il petrolio, il carbone, il gas e l’uranio alla velocità che desideriamo. Certo, si che si può, però facendo le cose in modo talmente brutale e sprecando tanta energia che alla fine il combustibile estratto non ci restituirebbe l’energia spesa e quindi non ha senso fare estrazioni di questo tipo. Pertanto, se vogliamo ottenere energia nell’estrazione, estrarre più energia di quella che impieghiamo nelle nostre miniere e perforazioni, dobbiamo accettare che non sempre ne uscirà lo stesso, non sempre avremo la stessa quantità di energia.
Un geologo molto stimato, tal Marion King Hubbert, studiò questo negli anni 50 del secolo scorso ed arrivò ad una conclusione: qualunque pozzo o miniera segue una certa curva di produzione; all’inizio si estrae poco ogni anno; poi negli anni va ad aumentare fino ad arrivare al suo massimo o zenith; poi, inesorabilmente, diminuisce. Con più tecnologia si può migliorare l’efficienza ed aumentare il ritmo di salita per un po’, però al prezzo di aumentare il ritmo della discesa in seguito.
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Il fatto è che la produzione di materie prime non è costante. All’inizio sale e sale rapidamente, esponenzialmente, proprio come gli interessi del nostro debito, come il nostro PIL. Però prima o poi arriva al suo tetto, al suo massimo, al suo picco. E una cattiva notizia: anche se varia da un materiale all’altro, ciò accade tipicamente quando si raggiunge l’estrazione più o meno della metà della risorsa. A partire dal picco la produzione comincia a diminuire, all’inizio lentamente, fino al punto che la produzione sembra che, semplicemente, stia stagnando; in seguito però la caduta accelera e la produzione decade molto rapidamente, esponenzialmente. E sebbene non arrivi mai a scomparire del tutto, in pratica nel giro di pochi anni, pochi decenni al massimo, la produzione è tanto marginale che praticamente non ci possiamo contare, soprattutto se vogliamo conservare quello che abbiamo. La nostra economia che deve crescere esponenzialmente per poter pagare i nostri debiti che crescono esponenzialmente.
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Questo è quello che è successo, caro lettore. Il picco della produzione di petrolio è stato nel 2005, quello del carbone nel 2011, quello dell’uranio nel 2015 e quello del gas naturale nel 2025. Questo blog è pieno di dati e riferimenti che avallano quello che dico, non devi prendere le mie parole per certe. Verificalo. Probabilmente quando leggerai questo articolo saranno passati alcuni anni e se le informazioni saranno ancora accessibili potrai verificarlo. Forse le date finali variano di qualche anno, ma questo non cambia nulla. Quando ho scritto questo, il 25 agosto del 2011, le principali fonti di energia del pianeta stavano mostrando sintomi di esaurimento, di fine di un ciclo. Della fine della crescita.
In fin dei conti, lo smettere di crescere non è parte di un processo naturale? Quando siamo bambini cresciamo fino a diventare adulti e lì smettiamo di crescere. E questo è sano e salutare; che succederebbe se crescessimo per sempre? Nella nostra società succede la stessa cosa; di fatto è simile ad un essere vivente. All’inizio ci regolavamo con la legge del cowboy che davanti a sé vedeva solo estese praterie da attraversare e conquistare. Ma ora siamo molti, siamo 7 miliardi di abitanti in questo pianeta e ci resta un solo fazzoletto di terra coltivabile, un quadrato di 40 o 50 metri di lato a persona in questa pietra isolata in mezzo allo spazio. Non possiamo più avere l’economia del cowboy che non riesce a vedere i limiti con il suo sguardo, ma quella della nave spaziale Terra, in cui tutto si ricicla e si regola per garantire la sopravvivenza del suo equipaggio.
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Lo abbiamo fatto? Abbiamo cambiato dal modo “verdi praterie” a quello “nave spaziale”? No, certo che no. Decenni di insegnamenti economici nelle grandi facoltà non hanno permesso che i nostri esperti economici, gli operatori delle grandi corporazioni ed i governi potessero capire un concetto di fondo tanto semplice ed evidente. Soprattutto, le complesse e grandi istituzioni che abbiamo creato hanno molta inerzia e c’erano, come dimenticarlo, questi debiti che avevamo, questi crediti che si basavano sul fatto che credevamo che potessimo generare ricchezza e, non solo, che potessimo crescere per poter pagare gli interessi. Così che, intorno al 2005, cominciò ad essere chiaro che nel nostro gigantismo stavamo cominciando comprimerci sotto la volta celeste del Pianeta Terra, stavamo barando e giocando a fare qualcosa mentre perdevamo il tempo fingendo di guadagnarlo. Nel 2008 la compressione fu talmente forte che il sistema giunse al crack e per un po’ si parlò di rifondare il capitalismo, di cambiare le regole, di ripensare tutto; per un momento si ebbe paura che tutto sprofondasse e per questo si parlò di cambiare tutto. Però l’inerzia mentale, l’impossibilità di accettare che non potevamo continuare a crescere, la falsa identificazione della crescita economica con il proprio benessere, fece sì che creassimo ancora più debito per uscire dal buco del 2008. Vale a dire, credemmo che in futuro avremmo generato più ricchezza e la prendemmo in prestito per tappare i buchi di oggi. Senza renderci conto di rendere più grandi i buchi di domani.
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Caro lettore, se sei arrivato sin qui probabilmente hai perso il tuo lavoro o hai paura di perderlo tra poco. Se lo conservi ancora con una certa sicurezza, di sicuro ti hanno ridotto lo stipendio; se è passato del tempo probabilmente te lo avranno abbassato varie volte mentre i prezzi salivano. Il fatto è che non stai passando un buon momento e nella tua famiglia le cose non sono messe meglio. Quando scrivo questo, nell’agosto del 2011, anticipo che questo autunno sarà complicato, sarà un autunno nero: si faranno ancora più tagli, vedremo ancora le borse in caduta, la recessione delle grandi economie sarà imminente e ci saranno più tensioni sulle strade. Stiamo aspettando la nuova tormenta e i danni che si lascerà dietro. Per te, caro lettore, questo forse sarà parte del tuo passato e tu già saprai com’è finito tutto quanto… se si può dire che sia mai finito. Perché la realtà è che questa crisi economica non può finire; cerca nel blog, leggi i dati. Non finirà, finché non troveremo un nuovo suolo fermo sul quale appoggiarci, potremo solo continuare a cadere e cadere.
Con questo voglio dire che non c’è speranza? No, ovviamente no. Però dobbiamo comprendere che dobbiamo cambiare. Tutta la società deve cambiare. Perché dobbiamo organizzarci in un altro modo, smetterla di vedere la coperta della nostra nave come la prateria senza fine che non è più da tempo. Ci sarà chi ti dirà che siamo condannati all’apocalisse ed alla distruzione totale. Non far loro caso. E’ il tipico caso di profezia autorealizzata: se crediamo che tutto se ne andrà alla deriva, allora tutto se ne andrà alla deriva. Però se comprendiamo quello che succede, se capiamo che il problema non è il partito A o B, né il dirigente Pinco o Pallino, ma la concezione stessa del sistema economico, siamo in tempo ad invertire la situazione. Essenzialmente il nostro problema è di credenza, di credere in una determinata cosa. Molto bene, crediamo in un’altra, un’altra molto differente. Abbiamo i mezzi tecnici per fornire energia senza basarci sui combustibili fossili e l’uranio. Non potremo produrre tanta energia in modo sostenibile (le grandi installazioni da oggi in poi potranno mantenersi solo grazie ai combustibili fossili), sicuramente a lungo termine non potremo produrre nemmeno il 10% di tutto quello che consumiamo oggi, ma probabilmente questo è più che sufficiente. Però dobbiamo prepararci con ordine per questo, dobbiamo organizzarci. E prima di pensare a produrre energia, pensa a quella di cui hai veramente bisogno tu e la tua famiglia, caro lettore. Intanto acqua, cibo e dove ripararti. Avere un lavoro, un lavoro degno col quale mantenerti e contribuire alla tua sussistenza ed a quella della tua comunità. E parlando della comunità, e del tuo stesso interesse in realtà, dobbiamo mantenere pulite le nostre strade e la nostra acqua per evitare che proliferino le infezioni. Dobbiamo essere capaci di produrre medicine semplici, come gli antibiotici, per poter curare le malattie più comuni; alcune le potremo ricavare direttamente dalle piante, come facevamo un tempo. Dobbiamo preservare l’energia in primo luogo per meccanizzare i campi ed aumentare la loro produttività, però dobbiamo coltivare in modo sostenibile, senza distruggere i terreni. Dobbiamo organizzare la produzione dei beni necessari ma senza sprecare nulla, né materiali né energia. Dobbiamo mantenere le case calde in inverno e fresche in estate però senza intossicarle di fumi tossici. Dobbiamo mandare i nostri figli a scuola perché imparino a vivere in un mondo diverso da quello attuale e ai nostri malati in ospedali più degni ed adeguati che possiamo.
Abbiamo molto lavoro da fare. Abbiamo bisogno di molte mani. Smetti di lamentarti per ciò che hai perduto e lavora per quello che abbiamo bisogno di ottenere insieme agli altri.
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Forse ti chiederai cos’è stato di me in particolare. Se avremo fortuna, forse ci riusciremo, io insieme ad altri pazzi abbiamo provato a far prendere coscienza alla società che molta gente, quella sufficiente, leggerà questo messaggio, lo capirà ed agirà di conseguenza. So che è poco probabile, però è logico che ci provassi: per questo ho inviato questo messaggio in bottiglia. Forse non potevamo evitare che il degrado economico e sociale continuasse, ma nonostante questo ebbi fortuna, in questo caso specifico, e riuscii ad adattarmi al mio ambiente e sopravvivere. Forse no e sono morto da tempo; spero di no, veramente, perché vorrei conoscere i miei nipoti. In ogni caso poco importa quello che è successo o succederà a me. Ora si tratta di sapere cosa succederà a te, caro lettore, e alla tua famiglia.
Sii coraggioso e scrivi tu stesso la tua storia.
Antonio Turiel
(su “The Oil crash” il 25 Agosto 2011) Trad. Massimiliano Rupalti

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