Intervista di Lindsay Curren a Richard Heinberg – Marzo 2011

Eccoci con un altro contributo di Richarda Heinberg: questa volta la trascrizione di una intervista fatta da Transition Voices, giornale online sul picco del petrolio, cambiamento climatico, crisi economica e sulla risposta del movimento della transizione, in questo caso americano; buona lettura.

“Transition Voice is the new online magazine covering peak oil, climate change, economic crisis and the Transition movement response.”

LC (Lindsay Curren): Grazie per aver risposto alla nostra chiamata stasera, non vedevo l’ora di intervistarla.
RH (Richard Heinberg): Certo.
LC: Ha visto Transition Voice?
RH: Sì.
LC: Bene. Siamo una nuova pubblicazione e la nostra missione è cercare di raccontare la vicenda del peak oil in un nuovo modo, in un modo diverso rispetto a quelli in cui è stata raccontata finora. La nostra speranza è quella di raggiungere un ampio pubblico.
RH: Fantastico.

Apocalisse e boom economico
LC: Ultimamente si parla sempre più di “apocalisse e boom economico” e “dall’apocalisse al boom economico”.
RH: (ride)
LC: La prima domanda che vorrei porgerle stasera, quindi, riguarda la sua visione del futuro circa l’energia e l’economia. Quali ambiti ritieni di dover considerare “apocalittici”, gli ambiti di sconforto? Gli ambiti in cui è necessario fare delle modifiche.
E poi, all’altro estremo dello spettro, riguardo a cosa si sente positivo, cosa ritiene “esplosivo”?
RH: (ride) Oh, wow, potremmo passare tre ore solo a parlare di questo. E’ abbastanza facile parlare di ciò che non va bene. Penso che ciò che più mi preoccupa sia il fatto che il sistema motivazionale, nella maggior parte dei casi, stia mettendo sulla cattiva strada chi deve prendere le decisioni.
Ci sono molte cose che potremmo fare ora per riformare la nostra economia. Per sviluppare politiche che conservino le risorse, che riducano le emissioni di CO2, che rendano equa e più sostenibile la nostra economia, che sostituiscano il nostro sistema monetario con uno non basato sul debito e quindi meno propenso a crollare all’improvviso. Esistono già proposte a riguardo.
Il problema è che chi deve prendere le decisioni è incentivato a continuare con la politica utilizzata finora. A conseguire la crescita economica, per esempio, anche se non è più possibile.
E persino a negare che ci siano limiti alla crescita economica. Ma dato che in realtà la crescita economica ha un limite, ciò significa che chi prende le decisioni agisce in una condizione illusoria.
E le persone illuse che, fondamentalmente, sono slegate dalla realtà non possono prendere buone decisioni.
Ma cosa sono questi sistemi incentivanti?
Hanno a che vedere solo con lo sclerotizzato sistema politico in sé. Con il fatto che esso dipende così tanto da enormi sussidi dalle corporation e da altri poteri forti.
Con il fatto che l’economia è ormai così sbilanciata verso l’alto che si sono create enormi disparità economiche tra chi è al vertice e chi è alla base. E ciò significa che chi è al vertice della piramide ha l’enorme potere di poter plasmare le strutture della società e di poter evitare qualunque ristrutturazione dell’economia, anche se a lungo termine sarebbe nel suo interesse. Queste persone, di solito, non pensano a lungo termine.
Ciò è dovuto al sistema motivazionale nel sistema finanziario. Quanto a quelli di Wall Street, il loro sistema motivazionale è a brevissimo termine. Cercano di fare un sacco di soldi nel minor tempo possibile, non pensano alla salute dell’economia a lungo andare. E così via.
Potrei andare avanti chissà quanto.
Ma ciò che mi preoccupa di più è che ci sono tante buone idee in circolazione. E tutti i nostri problemi, in realtà, potrebbero essere risolti sul nascere. Ma ci sono i sistemi motivazionali che frenano chi potrebbe fare la differenza.
Ora, chi mi fa sperare sono tutte quelle persone che si non fanno parte del sistema motivazionale. Non per forza persone che si trovano a Washington o a Wall Street, ma persone che hanno maggiore libertà di pensare autonomamente e fare scelte differenti.
Purtroppo molte di queste persone sono inattive – mi scusi… – sono loro stesse illuse perché non hanno buone informazioni.

Cosa si dice in giro
RH: I media dell’informazione sono proprio una delle strutture della nostra società che sono vittime del sistema motivazionale di cui stavo parlando. Se la gente non riceve buone e chiare informazioni circa ciò che succede e quali opzioni ci sono, anche se ha la libertà di fare buone scelte e di allontanarsi dal mainstream, difficilmente lo farà.
Ciò nonostante, esistono cose come Transition Movement e i Common Security Club.
E sta emergendo anche una sorta di classe informata, soprattutto grazie a Internet. Gente che cerca informazioni scovandole in siti come Transition Voice e Energy Bulletin, e potremmo aggiungerne a dozzine. Siti indipendenti gestiti soprattutto da persone che, nella maggior parte dei casi, se ne occupano puramente perché vogliono che la gente abbia buone informazioni, non certo perché ne ricavano dei guadagni. Ma si prendono il disturbo di diffondere buone informazioni alla gente e di fare chiarezza. Ciò mi fa ben sperare.

I limiti della crescita
LC: Vorrei chiederle qualcosa in più riguardo al lato economico della faccenda. Nell’ultimo anno in particolare, o negli ultimi diciotto mesi circa, dato quello che abbiamo visto accadere nei mercati con quelli che hanno agito in malafede. Ne hanno parlato sempre più anche i sostenitori del peak oil, che si trovano a dover sommare questo al cambiamento climatico e ora anche la crisi economica. E molti di questi sostenitori sono favorevoli, da in certo punto di vista, agli incentivi a breve termine, che inducono Wall Street ad assumere atteggiamenti pressoché criminali per quelli che hanno agito in malafede a Wall Street. Qualcuno potrebbe persino paventare l’ipotesi di collusione del governo o del fatto che il governo premi questi atteggiamenti.
D’altra parte si deve considerare che l’energia muove l’economia nella teoria del peak oil. Ciò è passato un po’ in secondo piano da quando si è imposto il tema della crisi economica dal punto di vista dei mercati. Sono curiosa di sapere cosa ne pensa lei di tutto ciò, soprattutto nel suo libro in uscita, “The End of Growth”. Istintivamente, mi viene da pensare più a delle energie al plurale, piuttosto che all’energia come motore dell’economia. Vorrei che esprimesse il suo parere su questo tema economico.
RH: Certo. Lasciami dire qualcosa a proposito del libro. Nel libro sostengo la tesi che abbiamo raggiunto il limite della crescita.
E la prima delle cause ha a che fare con il petrolio. Non ci sarà più petrolio a basso costo. In realtà, a livello tecnico, anche se questo mese o anno ci sarà una maggiore produzione di petrolio, tutto questo non sarà opinabile. Forse nel 2011 o nel 2012 ci sarà un mese in cui la produzione di petrolio sarà maggiore di quella del luglio 2008, o forse la produzione del 2011 sarà complessivamente maggiore rispetto a quella del 2005, che è l’anno in cui c’è stata una produzione mondiale di petrolio da record.
Ma è solo teoria. La realtà è che non c’é più petrolio a basso costo. E i prezzi del petrolio si aggirano su… beh, oggi siamo a 90$ al barile (l’intervista è avvenuta il 21/12/2010), che storicamente è un prezzo molto alto.
E’ vero che il prezzo del petrolio è diventato un limite per la crescita, perché, se l’economia iniziasse a riprendersi, ciò porterebbe ad un aumento del prezzo del petrolio. Ogni volta che il prezzo del petrolio è alto, veramente alto, le attività economiche ne risentono.
Se diamo uno sguardo agli ultimi quarant’anni, ogni volta che c’é stato un rialzo del prezzo del petrolio, c’è stata una recessione nell’immediato. E’ successo anche nel 2008. C’è stato il maggior rialzo del prezzo del petrolio della storia, e ne è conseguita la peggior recessione dalla Seconda guerra mondiale.
Ebbene, il rialzo del prezzo del petrolio è stata l’unica causa della recessione? Assolutamente no. E sono d’accordo con Nicole Foss nel sostenere che l’economia finanziaria era destinata a crollare.
Il sistema finanziario si basa sul debito e ci sono dei limiti al debito. E siamo andati oltre i limiti del debito, e ciò ha in parte causato la crisi economica.
Ma, allo stesso tempo, direi che il prezzo del petrolio stabilisce un tetto massimo alla ripresa economica in questo momento. E’ per questo che sono piuttosto sicuro nell’affermare che abbiamo raggiunto la fine della crescita. E l’economia statunitense sta procedendo a scatti toccando il limite.
L’economia cinese è ancora in crescita, ma credo che lo sarà per un breve periodo misurabile in anni, non in decenni, per una serie di ragioni che affronto ad un certo punto nel libro.
Quindi, a risposta della tua domanda, non si tratta di un tipo di energia o un’altra. Credo che abbiamo di fronte una profonda crisi economica che continuerà per il resto delle nostre vite. Non finirà. Non parliamo di un momento di crisi o di una ricaduta. Non si tratta di una ripresa a V, né di una ripresa a W.
E’ una non-ripresa a L. Stiamo entrando in una nuova era economica. E la scarsità di risorse ed energia sono sicuramente determinanti in ciò che è avvenuto.
E come gestiremo la nostra relazione con il mondo naturale, e anche come gestiremo la ristrutturazione dell’economia, del sistema economico, del sistema finanziario, da questi fattori dipenderà se il nostro adattamento alla nuova realtà sarà efficace oppure se ci sarà realmente la fine della civiltà come la conosciamo.

Modificare la discussione
LC: In precedenza, quando abbiamo parlato di quelli che vengono incentivati a comportarsi in un certo modo, senza agire nel proprio interesse a lungo termine, quali prospettive crede che ci siano se chi prende le decisioni iniziasse a cambiare modo di pensare? E se ci fossero dei cambiamenti anche nel mondo degli affari, o meglio, se i leader del mondo degli affari, che possono prendere certe decisioni, cambiassero opinione?
Cosa ne pensa riguardo a questo pezzo del puzzle?
RH: Beh, è sconfortante. Spero che grazie al libro entrerà a far parte della discussione la considerazione che la crescita è finita.
Per ora, penso che nessun altro fra quelli che conosco stia sostenendo fortemente questa tesi. E se riusciremo a dimostrare che è vera, sicuramente sconvolgerà molte persone. Sicuramente moltissimi la smentiranno. E sono sicuro che nove economisti su dieci prenderanno i manuali e diranno “Sono solo ca…” (cerca una parola forte facendo dell’umorismo) “sciocchezze!” (ride)
Ma, ciò nonostante, se almeno entrasse nel dibattito, la gente dovrebbe affrontare l’interrogativo sollevato dal libro in un modo o nell’altro, indipendentemente dal fatto che venga poi rigettato oppure che ci si rifletta seriamente. Almeno affronterebbero la questione.
Nel frattempo, ho parlato questo pomeriggio con un ambientalista che occupa una posizione veramente molto importante, è che è stato determinante per la costituzione di alcune delle primarie organizzazioni ambientaliste del mainstream nel paese ed ha lavorato alla Casa Bianca, etc. Gli ho chiesto se ha visto che qualche politico negli Stati Uniti ha compreso l’importanza del concetto di crescita e del fatto che la crescita stia mettendo in pericolo l’ambiente e, quindi, della necessità di allontanarci da un’economia basata su di essa. Ci ha pensato per quindici, venti secondi e ha risposto “No, non ne conosco nemmeno uno.”
LC: C’é tanto lavoro da fare allora?
RH: (ride) Sì.

Rilocalizzazione
LC: Recentemente, ho chiamato “crescita asimmetrica” una nuova curva di crescita. Per me è stato un modo nuovo per esprimere un assunto a me ben noto, ovvero che la rilocalizzazione e il guardare alle economie regionali é un modo per… non avere una crescita nel senso tradizionale che le attribuiscono gli economisti; non ci si chiederà, ad esempio, “di quanto crescerà il PIL un dato anno”, ma piuttosto come circolerà il denaro? Come andranno le attività economiche? So che lei è a conoscenza del fatto che il Post Carbon Institute considera la rilocalizzazione un pezzo forte della previsione delle economie di scala per il futuro. Affronta questo argomento nel suo libro?
RH: Certo. E la crescita economica tradizionale è finita. Ma quello che dobbiamo fare, conseguentemente a questo evento – la fine della crescita – è stimolare alcuni tipi di attività economica a livello locale. Tipi di attività economica che diano realmente lavoro alla gente, del lavoro che permetta loro di farsi un tetto sopra la testa e che porti cibo in tavola.
E ciò deve avvenire lontano dai tradizionali sistemi di finanziamento e quelli di finanziamento basato sul debito. E ci sono strutture che permettono che ciò avvenga. Ne parlo proprio nel libro.
Non è un mistero che molte persone lavorano già in aziende cooperative, utilizzano metodi di finanziamento cooperativo, esistono banche senza interessi come la JAK in Svezia. Oppure di banche di stato come nel North Dakota, che possono finanziare le operazioni municipali e statali, perché anche questo sta diventando un grosso problema.
Abbiamo stati come la California e l’Illinois che stanno letteralmente andando in fallimento, e devono licenziare gli insegnanti e chiudere le librerie e via dicendo, si parla di chiudere le aree protette e simili, solo perché la base imponibile viene erosa a tal punto da far buchi nel budget statale. Quindi, per risolvere la questione gli stati dovrebbero auto-finanziarsi attraverso banche di stato come avviene in North Dakota.
Perciò, ancora una volta, ci sono strade che possiamo percorrere per creare attività economica a livello locale e per sostenerla.
Nel libro ho parlato dei laboratori economici locali. Un posto in ogni città del paese dove ci sia un edificio adibito allo stimolo di questa nuova economia basilare non basata sul debito.
Potrebbe anche essere un centro commerciale alternativo in un certo senso. Un posto dove la gente possa andare per trovare lavoro, per fare acquisti, per commerciare – ma al di fuori della decadente economia basata sulla crescita e sul debito – sosterrebbe la comunità e il suo sviluppo.
LC: In base a quello che dice, sembra che parli di un cambio di paradigma. Certamente si tratta di un cambiamento culturale, ed è uno degli aspetti della società più difficili da modificare, a meno che non avvenga un fatto tangibile. Capisco che i cambiamenti sociali e persino quelli economici siano spesso considerati sconvolgenti. Ma forse le basi di questo cambiamento si sono costruite con il tempo. Sento la terra sgretolarsi sotto i miei piedi.
LC: Quali altri ingredienti crede che siano necessari? Oppure prevede un evento scatenante, un crollo improvviso? Qualcosa di scioccante che ci lascerà a bocca aperta, per cui sarà impossibile non cambiare paradigma? E/o pensa che siano necessari altri pezzi da sistemare nel puzzle per facilitare il cambiamento?
RH: Non mi preoccupo del fatto che ci potranno essere eventi scioccanti a catalizzare il cambiamento. Ce ne sarà un’intera serie. Ed è anche possibile che ce ne sia una schiera dietro alle quinte pronta a farsi avanti, attori che aspettano di occupare il palco principale, dalle crisi di debito sovrano in Europa all’insolvenza statale e municipale negli Stati Uniti, alle controversie nel Congresso riguardo all’aumento del limite del debito.
E se quelli del Congresso, anche solo per farsi notare, si opponessero al rialzo del limite di debito, ciò provocherebbe immediatamente una crisi nel mercato azionario.
Potrei anche andare avanti…
Ci sono tantissimi scenari, non solo possibili, ma persino probabili, che ci indurranno a cambiare.

I cambiamenti su cui possiamo contare
Ciò a cui sono interessato sono le alternative già esistenti che possono essere colte dalla gente. E’ proprio per questo che non mi stancherò mai di parlare dei laboratori economici locali. E’ fantastico che circolino belle idee, ma la maggior parte delle persone non le conosce.
Ma se ci fosse un posto in ogni comunità dove la gente può trattare questi argomenti, dove può scoprirli, ciò potrebbe fare la differenza.
Gli uomini d’affari lo sanno da sempre. E’ per questo che abbiamo i centri città e i centri commerciali, un posto centrale dove la gente può andare per fare affari. E’ sicuramente più funzionale rispetto a uno scenario in cui le attività sono sparse a caso per la città. E’ più utile per tutti.
E lo stesso vale per la nuova economia. Se potessimo trovarle un posto dove mettere radici, dove crescere, penso che avrebbe molto più successo.

Isteria di massa
LC: Nel contesto dell’idea “dall’apocalisse al boom economico” che abbiamo considerato, quanto pensa che sia forte il popolo americano, considerata l’esistenza di elementi veramente rovinati dai media dell’informazione e della comunicazione e dai mass media di cui ha parlato prima, e quali sono le sue priorità? Sa, spesso le nostre priorità sono Ballando con le stelle piuttosto che ciò che davvero conta per la nostra vita. Lo scottante, polarizzato dialogo politico e le mille illusioni di cui parla – e che credo siano un punto chiave – vengono solo dopo. Questo è un fattore non trascurabile. D’altro canto, un fatto scioccante può cambiare le persone molto velocemente.
Qual è la sua posizione su una tale cultura diversa dalla sua, crede si adatterà ad un totale cambiamento?
RH: Una parte di me vorrebbe far appello al mio amico Jim Kunstler. Perché il suo cinismo riguardo le prospettive del popolo americano é veramente eloquente: a dirla tutta, ci adatteremo solo perché ci siamo istupiditi a forza di pubblicità.
LC: Già.
RH: Ed avviene da generazioni. Non è così solo oggi. Ed è cumulativo. Credo che oggi la gente sia più stupida di quanto lo fosse dieci anni fa. E dieci anni fa era più stupida di quanto non lo fosse venti anni fa. E’ tutto causato dall’immersione nelle pubblicità… beh, lo hai detto tu stessa, il reality basato su Ballando con le stelle ha monopolizzato l’attenzione di moltissime persone.
Detto questo, quando la gente si trova faccia a faccia con problemi quali la perdita della casa, del lavoro… allora ricomincia a pensare. Sono obbligati a pensare.

Non dare il pesce, insegna a pescare
RH: Se avessero a portata di mano gli strumenti per riflettere su questi problemi e se ci fossero realmente delle occasioni per aiutarli a risolvere i loro problemi, ascolterebbero. E ci penserebbero. E allora cambierebbero opinione.
Ancora una volta, dipende tutto dal proporre idee e occasioni al posto giusto. E quando dico occasioni, intendo occasioni specifiche che li aiutino a risolvere i loro problemi. Possono essere ad esempio… tutte le città hanno una mensa popolare. Giusto? Beh, e se questa mensa popolare desse l’opportunità di coltivare un orto comunitario? Per imparare come si coltiva il proprio cibo. E per conoscere i propri vicini. Per scambiarsi le conoscenze e anche la produzione in sovrabbondanza.
Quindi non si tratta solo di offrire un pasto caldo, ma anche di insegnare alla gente in che cosa consiste il sistema alimentare e come lo si può trasformare.
LC: Quali comunità prende ad esempio, in particolare negli Stati Uniti del giorno d’oggi? Esiste un posto dove stanno avvenendo cambiamenti che la fanno ben sperare, che la inducono a pensare che la gente del posto sia veramente decisa a cambiare? Degli esempi che faranno da apripista?
RH: In molti posti si sta già facendo qualcosa. Quando viaggio sento gente che dice, “Vorrei essere in California…”. Sta avvenendo molto in California. Guardate Berkeley.
Sai, non mi sembra affatto vero! Quando viaggio in posti come Des Moines, Iowa o Bloomington, Indiana… Ho visto città in Vermont… e mi capita spesso di passare del tempo a New Orleans perché la famiglia di mia moglie viveva lì. New Orleans, nonostante tutto quello che ha passato, è una città in cui la gente è veramente determinata. E lì c’é un movimento alimentare locale veramente vigoroso. Ed un organizzazione per allestire i mercati contadini. Vedi, ce ne sono un po’ ovunque, nord, sud, ovest, est, midwest. Ovunque puoi trovare gente fantastica che fa cose affascinanti.
LC: Sembra veramente esplosivo! Mi sconvolge. Volevo chiederle… prima di tutto, quando uscirà il suo libro?
RH: Giugno o agosto 2011, dipende da quanto sarò veloce a trascrivere il manoscritto.
LC: Va bene.

Idee stupide
LC: Eccone una. Abbiamo deciso di leggere un capitolo da Glenn Beck sul peak oil. La sua posizione sul peak oil lo ha portato a concludere che gli Stati Uniti dovrebbero muoversi in direzione del carbone liquido.
Che cosa ne pensa di questa ipotesi? Crede che chi ha il potere decisionale propenderà per le energie sporche o per quelle più pulite?
RH: Prima di tutto, il carbone liquido non ha futuro.
Sarebbe un modo veramente molto costoso di creare combustibili liquidi. L’unico futuro che potrebbe avere è nell’esercito. Loro potrebbero produrlo per i carri armati e gli aerei. Ma sarebbe problematico anche per loro.
Perché, come ho sottolineato qualche settimana fa in un articolo per Nature scritto in collaborazione con David Fridley dei Lawrence Berkeley Laboratories, la nostra analisi dimostra che i prezzi globali del carbone sono in rialzo. In notevole rialzo. Soprattutto a causa del consumo che ne fa la Cina.
La Cina potrebbe assorbire virtualmente tutto il carbone esportato attualmente disponibile.
Paesi come l’Australia e l’Indonesia e il Sudafrica dovranno darsi da fare nelle miniere per esportare abbastanza carbone per soddisfare i bisogni della Cina, molto meno Cina e India e gli altri paesi che vogliono importare carbone. Perciò si avrà un rialzo dei prezzi del carbone, non solo per questi paesi, ma anche per gli Stati Uniti.
Se in qualche modo potremmo cavarcela con il carbone liquido con il carbone ai prezzi attuali, una volta che il prezzo del carbone salirà la spesa per creare combustibili liquidi sarà esorbitante, tanto da penalizzare qualsiasi attività economica. Ancora una volta, l’unico utilizzo che se ne potrebbe fare sarebbe quello militare, dato che loro non devono preoccuparsi delle spese.
Quindi, mi dispiace che Glenn Beck non abbia migliori fonti di informazione. Se potesse analizzare meglio la questione, penso che giungerebbe a conclusioni molto diverse. Ma credo che sarebbero conclusioni sconvolgenti per il suo paradigma.
Perché quando si esaminano tutte le potenziali soluzioni del problema energetico… come abbiamo fatto nel nostro studio al Post Carbon Institute “Searching for a Miracle”, abbiamo preso in considerazione 18 diverse fonti energetiche, le abbiamo analizzate con 10 criteri e la conclusione cui siamo giunti è che non esiste un mix di energie alternative, incluse l’energia nucleare, solare, eolica e prodotta dalla marea e tutte le altre, che possa sostituire i combustibili fossili nel momento in cui essi diventino scarsi e costosi.
Certamente saranno utili, marginalmente, soprattutto se investiamo su di esse ora che abbiamo energia a basso costo.
Ma i giorni di abbondante energia a basso costo sono finiti, in realtà, e ciò significa che dobbiamo cambiare il nostro stile di vita. E dobbiamo cambiare gli scopi che ci siamo prefissi.
Credo che persone come Glenn Beck pensino che la crescita economica sia un diritto acquisito con la nascita per gli americani, e tutti dovremmo guidare dei SUV. E se non è così, è solo perché qualche intellettuale cervellone di Washington, che lavora per la EPA, ha scritto delle norme che vietano di farlo.
Ma è semplicemente falso.
In realtà è il mercato che ci impedirà di andare avanti come al solito. Perciò dobbiamo adattarci. E aiutare le persone ad adattarsi al cambiamento sarebbe veramente utile.
Glenn Beck ed il suo show nazionale, incurante della sua politica… se aiutassimo la gente a capire la situazione in cui ci troviamo, e la aiutassimo ad adattarsi, sarebbe una bella cosa.

Favoriamo gli eventi
LC: Penso a molte persone che ho intervistato da quando ho iniziato Transition Voice lo scorso ottobre… alcuni osservatori ottimisti continuano ad immaginare che continueremo a vivere la vita come facciamo ora, troveremo un nuovo mezzo che ci permetta di vivere la vita come adesso. Non si tratta solo della “crescita”, in ambito economico, alla quale non colleghiamo nel particolare il fatto di possedere una macchina di proprietà, di fare shopping ogni fine settimana e rimanere fuori a mangiare quando ci pare ed avere a disposizione quello che vogliamo e comprare la versione più aggiornata del nostro gadget tecnologico, anche solo dopo qualche mese di vita. Ma credo che Glenn Beck non tenga minimamente conto del fatto cambieranno tutti questi piccoli dettagli della nostra vita quotidiana quando sostiene che si passerà semplicemente al carbone liquido. Credo che non abbia alcun metro di riferimento e che non sappia che si modificherà ogni cosa.
RH: Già. Beh, io sono preoccupato per la nostra rete elettrica. Penso che con una base energetica di combustibili non fossili… cioé, se non avremo grandi quantità di carbone a basso costo e se con i gas naturali ci saranno gravi problemi, che attualmente chi prende decisioni in ambito energetico non riesce a comprendere – presuppongono che avremo 100 anni di gas naturale estraendo il gas non convenzionale – ma se questo non avverrà, e noi stiamo proprio lavorando su… David Hughes al Post Carbon Institute sta lavorando su un importante report che verrà pubblicato a maggio. Lui è scettico riguardo la previsione di 100 anni di gas naturale… se si escludono i combustibili fossili che usiamo attualmente nei nostri impianti di produzione elettrica – carbone e gas naturale – c’é la reale possibilità che dovremo abituarci a non avere la luce ogni volta che premiamo l’interruttore.
Se ci affidiamo soprattutto alle fonti energetiche rinnovabili per l’elettricità, avremo meno elettricità, e non sempre sarà disponibile quando ne avremo bisogno.
Già in 100 paesi nel mondo le luci non ci sono 24 ore su 24 tutta la settimana. Ci sono solo per qualche ora al giorno. Questa è la situazione con cui molti persone al mondo stanno già convivendo.
Noi negli Stati Uniti e i nostri cugini europei, penso che saremo nella stessa barca in un paio di decenni. Avremo la luce per qualche ora al giorno e dovremo ripensare le nostre vite e pianificarle diversamente.
Non potremo uscire e prendere la macchina e andare dove ci pare quando vogliamo. All’inizio, probabilmente, faremo molto carpooling. Dovremo metterci d’accordo con altra gente, e vedere quando possiamo passare a prendere amici e vicini per andare insieme dall’altra parte della città.
E in qualche modo sarà un bene. Ovviamente emetteremo molta meno CO2 nell’atmosfera. E conosceremo molto meglio i nostri amici e nostri vicini. Ma sarà un grande cambiamento. Dovremo abbandonare una certa immagine che abbiamo di cosa significhi fare una vita agiata. Dovremo scavare a fondo dentro di noi, nel nostro spirito, per tirare fuori tutte le nostre risorse.
La gente lo ha sempre fatto in tempi duri, che si pensi alla Grande depressione o alla Seconda guerra mondiale, o che si vada ancora più indietro nella storia. E molto spesso, in realtà, ci fa anche bene.
Chiaramente, ci sarà con ogni probabilità molta sofferenza, come ce n’é stata in questi storici esempi.
Ma, allo stesso tempo, quando vivi in una generazione in un periodo in cui c’è una tale abbondanza e la si può ottenere con tanta facilità, e la gente si arricchisce facendo cose che non fanno del bene a nessuno, tutto ciò guasta il carattere umano in modo piuttosto profondo.
Perciò è possibile che, se ci adatteremo bene a queste nuove condizioni economiche, esse potranno anche farci bene in qualche modo, che è molto difficile predire.

Ci attendono giorni bui
LC: All’estremo più apocalittico dello spettro, si parla ovviamente di cose come mancanza di elettricità e anche di risposte governative imprevedibili, alcuni dei personaggi più pittoreschi del movimento del peak oil parlano di privazioni molto peggiori di qualche inconveniente; come morti, legge marziale e cose di questo genere.
Nei suoi momenti più bui, pensa anche a questo?
RH: Certamente. Penso che probabilmente, di certo a breve termine, ci dirigeremo sempre più verso la centralizzazione del potere governativo. Anche se abbiamo un partito politico apparentemente predominante, o almeno c’era nelle elezioni più recenti, che pare voler ridurre a tutti i costi il potere del governo centrale e il budget governativo e il deficit e tutto il resto. E vorrebbe rendere il governo così impotente che lo si potrebbe spazzare via con una manata.
In realtà, l’unica cosa che tiene in piedi l’economia ora, e che la farà girare nei prossimi anni, è il governo. La Federal Reserve e lo US Treasury stanno spendendo enormi somme di denaro, aumentando il debito per salvare le banche e le attività, e concedono con parsimonia i fondi per la gente che sta esaurendo i sussidi di disoccupazione, e via dicendo.
Se si sottraggono i sussidi dal PIL negli scorsi due anni, scompare ciò che sembra una ripresa. La ripresa, quella degli ultimi due anni, c’é stata solo perché il governo federale ha pompato enormi somme di denaro, centinaia di miliardi, nell’economia.
E andrà ancora avanti così.
E ciò ha anche delle conseguenze. Una di queste è il crescente potere del governo centrale.
Lo stiamo osservando proprio ora con il fenomeno WikiLeaks. Dato che il governo ha un ampio ruolo nell’economia, condizionerà molto anche le nostre vite. E non vorrà certo essere portato allo scoperto ed esaminato ed interrogato.
Si difenderà sempre più spietatamente dallo sguardo pubblico. E ci saranno sempre più segreti di stato. E repressione. Perché la gente, sempre più disperata per le condizioni economiche, diventerà sempre più tumultuosa e ci saranno più proteste nelle strade, etc.
Perciò il governo pone freno a tutto ciò e chiama questa gente terroristi interni, e tutto il resto. C’è da aver paura. Non è molto piacevole parlare di scenari apocalittici.
LC: Anche a me non piace, ma… Se la gente prenderà l’iniziativa
RH: Non vedo grandi alternative a tutto ciò. Credo che questo è ciò che ci aspetta.
Ma credo che, alla luce di tutto ciò, dobbiamo continuare a fare ciò che facciamo a livello locale, a costruire le economie locali. In sostanza, dobbiamo rendere il governo federale il più superfluo possibile. Creare strutture parallele. Se non creeremo strutture economiche parallele, non riusciremo in nessun modo a sottrarci alla morsa repressiva della politica del governo federale, che fa solamente quello che crede di dover fare per mantenere l’ordine.
LC: Che obiettivi si pone il Post Carbon Institute per il 2011?
RH: Una delle cose che faremo è sostenere il libro in vari modi. Ci assicureremo che non sia solo un libro che viene pubblicato e letto solo da qualche studioso e basta.
Il libro contiene un messaggio che, come organizzazione, crediamo debba essere diffuso perché é veramente importante. Cambiare gli argomenti economici nel paese.
Piuttosto che focalizzare la discussione sul tema del peak oil, porremo molta enfasi sulla questione economica.
E ci impegneremo anche a identificare le 200 persone più influenti del paese e a cambiare il loro modo di pensare. Sarà un progetto interessante. Stiamo ancora identificando le persone in questione e immaginando strategie eccezionali per contattarli e influenzarli uno per uno.
Quindi se qualcuno ha delle buone idee, o vuole aiutarci in qualche modo, soprattutto con un contributo, é sicuramente il benvenuto. Perché un’organizzazione come il Post Carbon… siamo decisamente in ristrettezze, siamo un’organizzazione piccola e fragile. Ma speriamo, ancora una volta, di poter fare veramente la differenza.
LC: Ok.
Proprio ora è evidente che Big Oil e Big Coal creano un impasse nelle politiche pubbliche e al Congresso, e sembra piuttosto difficile aprirvi una breccia. So che il Post Carbon Institute si occupa anche di politiche pubbliche e ne hai fatto qualche accenno anche tu.
Cosa pensa che si possa fare per allentare la morsa e cercare di intaccare la politica del peak oil – suona un po’ come un sogno ad occhi aperti – negli Stati Uniti?

RH: Ah! Beh, vorrei tanto saper rispondere a questa domanda!
Conosco molte persone che ci stanno lavorando su e nella maggior parte dei casi non hanno ottenuto alcun risultato.
Io vado a Washington di tanto in tanto. E siedo accanto a quelli che prendono le decisioni e, per esperienza, posso dire che più in alto si trovano, più sono immuni a qualunque discussione esca dal sentiero, molto stretto e prestabilito, di ciò che viene considerato politicamente accettabile discutere.
Vai fuori pista solo un po’ e non parlano più. E non hanno intenzione di starti a sentire.
Quindi, per magia, vorrei poter dare una risposta alla domanda che mi hai posto.
Penso che se fosse possibile raggiungere queste persone, potremmo farlo solo attraverso la porta di servizio. Prima di tutto, dovremmo influenzare i leader del pensiero e i leader degli affari e della finanza, perché loro sanno come farsi ascoltare da chi ha potere a Washington.
Gente come me, i gruppi di ricercatori, e gli autori di libri e gli altri, possono mandare quanto materiale vogliono ma va a finire dritto nel cestino.
Musica per le mie orecchie
LC: Ultima domanda.
Lo so che sono fissata sul tema del peak. Ne parlo sempre. Vorrei scriverne in ogni occasione.
Ma, allo stesso tempo, mi causa una certa ansia perché é un tema piuttosto gravoso. Che fa paura. E’ pesante. Ha implicazioni per i miei bambini, e la nostra società, e la terra e ogni cosa. Ovviamente, lei fa questo lavoro da molto più tempo rispetto a me, e molto più seriamente, e lei è una delle persone più influenti su questo tema.
Quindi, qual è il suo metodo per affrontarlo? Cosa la fa andare avanti? Non che lei non sia un tipo ottimista, generalmente parlando, tranne quando deve esporre gli scenari peggiori.
RH: Certo…
LC: …ma sembra che lei abbia ancora un atteggiamento piuttosto ottimista?
Quali sono i suoi hobby? C’é qualcosa che le dà la forza di affrontare questo tema?
RH: Beh, per quanto mi riguarda, devo dire che la musica è una delle cose che mi dà più energia di tutte. Sono un musicista piuttosto professionale…
LC: Ah.
RH: …era il mio allenamento preferito quando ero giovane. Suono il violino e mi esercito circa 90 minuti al giorno. Cerco di suonare con altre persone appena ne ho la possibilità.
Ovviamente, non tutti possono scegliere la stessa strada, ma credo che le arti, nel senso più ampio possibile, siano la soluzione. Che si tratti dell’arte del giardinaggio o dell’arte della cura. Passarsi le conoscenze riguardo le cure naturali fra amici e vicini, la fitoterapia, la cura dell’orto, tutte queste cose…
Se ci si accosta ad esse con l’atteggiamento dell’artista, possono essere corroboranti e calmanti e divertenti.
Personalmente, è così che ricarico le mie batterie.
LC: Fantastico, fa parte di un gruppo?
RH: No, attualmente non suono in un gruppo. Di questi tempi suono soprattutto musica classica. Suono con un quartetto d’archi, e un trio di pianisti, talvolta suono con un’orchestra. Ho registrato anche dei pezzi un paio di giorni fa. Non voglio entrare nel dettaglio, ma già.. (ride).
LC: Bello. Io vengo da una famiglia in cui la musica ha un ruolo importante, e ho una sorella che è molto brava e suona sempre il piano a casa. Ci trasmette tanta gioia.
Perciò, guardando la sua passione, capisco perché la musica sia un bel mezzo per svagarsi un po’, rincuorarsi e rinfrancarsi, e anche per comunicare con gli altri. E’ fantastico.
RH: Bene. (sorride)
LC: La ringrazio tanto. Grazie per avermi dedicato il suo tempo stasera.
RH: Grazie a te, Lindsay. Mi ha fatto piacere parlare con te.

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