Transition Network: Audizione a Bruxelles

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La delegazione del Transition Network al check-in del palazzo dell’EESC
Dal blog di Transition Italia questo racconto di Cristiano Bottone:

Come forse ricorderete il Transition Network ha recentemente vinto il premio del Comitato Economico e Sociale Europeo (EESC), e se non ve ne ricordate potete leggerne qui.

Durante la nostra visita a Bruxelles in occasione della cerimonia di consegna del premio avevamo percepito da parte di questo organismo un interesse che sembrava andare decisamente oltre l’aspetto formale dell’evento. Ci erano sembrati sinceramente interessati a quel che il processo di Transizione sta producendo in Europa e nel mondo.

Infatti non è finita lì. L’EESC ha chiesto un’audizione al Transition Network pregandoci di andare da loro e partecipare a una sessione di lavoro di due ore della loro commissione energia (vi risparmierò tutte le sigle perché sennò ci si perde…). Così il 23 gennaio scorso, ci siamo ritrovati nuovamente a Bruxelles per scoprire che seguito può avere questa relazione con le istituzioni centrali UE e, ancora una volta, c’è da rimanere sorpresi.

La sera prima dell’audizione ci siamo ritrovati tutti a casa di Filipa per cena (vedi post precedente) e ci siamo chiesti cosa l’EESC volesse veramente da noi e come un network così fluido e poco strutturato come il nostro  avrebbe eventualmente potuto collaborare con istituzioni di questo tipo.

Ci era stato fornito il rapporto sintetico che l’ufficio di segreteria del Comitato aveva preparato dopo la visita di 19 commissari in varie Iniziative di Transizione sparse in Europa. Oltre a quello avevamo le schede prodotte dai singoli commissari e relative alla loro esperienza di visita (ma le abbiamo avute il 22 gennaio, quindi senza il tempo di leggerle veramente).

Dai documenti emergeva comunque l’ammirazione per il lavoro che stiamo facendo (quindi complimenti a tutti) associato a una certa preoccupazione per il fatto che siamo fragili e basati sul volontariato, cosa che potrebbe impedire una vera diffusione su larga scala del processo o l’esaurimento dello stesso per mancanza delle energie necessarie.

Dopo molti ragionamenti abbiamo deciso che, comunque fosse organizzata l’audizione del giorno successivo, avremmo rappresentato le nostre situazioni per come sono, con punti di forza e di debolezza, lasciando alla commissione lo spazio della “prima mossa”, senza quindi avanzare richieste, ma lasciando che fossero loro a farci capire dove volevano arrivare.

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Naresh Giangrande ha aperto le danze con il suo intervento.

L’AUDIZIONE

Eravamo un po’ tesi? Sì. Più che altro perché sono quei momenti in cui percepisci che potrebbe cominciare qualcosa di utile e ti piacerebbe essere in grado di non sprecarli, e lì ci sei tu e quello che farai e dirai avrà forse conseguenze per tanti (poi sinceramente avere 42 interpreti che traducono ogni tua sillaba fa un po’ impressione).

Avevamo tutti voglia che lì succedesse una di quelle cose “molto transition” in cui un copione predefinito e immutabile cambia improvvisamente in qualcosa di completamente nuovo. Stai lì e senti che potrebbe succedere, ma allo stesso tempo ti dici che forse ti illudi e che magari se non succede è perché tu non hai lasciato lo spazio perché succedesse… insomma, avete capito credo.

Fatto sta che l’audizione è cominciata con alcuni dei commissari che avevano visitato i gruppi di Transizione che hanno raccontato la loro esperienza. Ma questa volta noi non sedevamo in platea come nella giornata della premiazione, ci avevano fatto accomodare al tavolo di presidenza, quindi potevamo guardare in faccia tutta la platea. Potevamo percepire le reazioni emotive dei presenti, il che è stato interessante e rivelatore.

I RACCONTI

I racconti dei commissari sono stati subito un segnale interessante, erano racconti di persone che avevano vissuto un’esperienza intensa, non il rapporto formale di un commissario incaricato dell’analisi di un fenomeno sociologico. Nella grande, tecnologica, pomposa e formale “aulona” che ci ospitava, il clima quindi si è subito trasformato. Bello devo dire.

A parte questo, anche l’accento sui contenuti chiave era rassicurate. Hanno notato la centralità dell’attenzione al processo e la forza di un’azione e di una progettazione non conflittuale, in grado di aiutare gli amministratori locali e riconnettere vari ambiti delle comunità in modo orizzontale, ma anche verticale, con la capacità in varie occasioni di coinvolgere anche istituzioni di grado superiore a quello comunale.

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Un momento dell’intervento di Josué D’usoulier dell’iniziativa di Transizione di Ath, Belgio

A seguire, ognuno di noi aveva 5 minuti di tempo per raccontare qualcosa di quello che ha fatto e sta facendo, Filipa ha costruito al volo una scaletta dal macro al micro e siamo in qualche modo riusciti a restituire una panoramica completa di quello che TN è oggi, dalla visione generale di Naresh e del gruppo inglese che ha dato il via a tutto, alle piccola e per ora solitaria iniziativa lettone rappresentata da Arturs.

LE DOMANDE

A seguire le domande, quelle pubbliche e quelle private a incontro ufficiale terminato. Anche queste denotano un approccio assolutamente non banale che questo gruppo ha con il processo portato avanti nell’ambito della Transizione. Le domande pubbliche  sono state più o meno queste: L’argomento del picco del petrolio sembra aver perso importanza, con cosa lo sostituite in questa fase? Come vi finanziate? Come potremmo aiutarvi?

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Questo sono io fotografato dal telefono di Filipa nel corso del mio intervento.

Dopo, nei corridoi ci hanno chiesto se aver ricevuto il premio ci ha aiutato o ci ha danneggiato. Se secondo noi avere appoggi a Bruxelles è qualcosa che può effettivamente giovare al lavoro che facciamo e quali sono gli ostacoli più importanti che dobbiamo superare adesso.

Non sono in grado di dirvi dove può portare tutto questo in futuro, è davvero troppo presto. L’impressione di tutti noi è che siano segnali positivi e che probabilmente avrà senso dedicare un po’ di tempo a lavorare anche a questo livello. Filipa, che conosce bene quell’ambiente per averci lavorato a lungo, dice che non ha mai visto questo tipo di dinamiche in questo contesto: altro segnale molto incoraggiante.

Forse è vero che Transition funziona ovunque, perché non riguarda le istituzioni e le loro strutture, riguarda le persone e la natura intima dell’essere umano, si muove su un livello diverso, un livello che ogni uomo e donna si porta appresso ovunque vada, qualunque incarico ricopra e indipendentemente dal contesto.

NON È MICA FINITA

Come se non bastasse, indovinate cosa era previsto nel pomeriggio? Un mega Open Space per ragionare sull’Europa nel 2013. Credo sia stata la prima volta per questa istituzione e indovinate chi l’ha organizzato? Uno dei commissari che ha visitato un’iniziativa di Transizione. E ovviamente voleva che noi partecipassimo ai lavori.

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Momenti di aperture dell’Open Space del pomeriggio.

La verità è che eravamo a pezzi, un sonno pazzesco, e forse avevamo più voglia di parlare tra noi che di infilarci in quella immensa sarabanda. Alla fine abbiamo trovato la forza di buttarci nella prima sessione (anche un po’ nella seconda) e ancora una volta è stato molto interessante, però magari ve lo racconto un’altra volta, perché meriterebbe un post altrettanto lungo.

Per ora fermiamoci qui e vediamo come continuerà poi questa faccenda europea. Grazie a tutti, se succederà qualcosa di buono è per quello che tutti assieme stiamo sperimentando, andiamo avanti….

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